Failungo superiore
E' il primo agglomerato urbano in comune di Piode che s'incontra risalendo la Valle lungo la strada statale.
Incorniciato fra i monti del Colle del Campo (m. 2400) e della Corna Rossa (m: 2552) sulla destra, della Punta Ventularo (m. 2494) e del Becco di Cossarello (m. 2669) sulla sinistra della strada.
La frazione mostra un grappolo di belle case coi balconi impreziositi da una ricca fioritura di gerani e di altre piante ornamentali e conserva un antico oratorio, dedicato a San Francesco d'Assisi; già citato nel 1590 nella relazione di una visita del Vescovo Cesare Speciano.
Montata
Deve il suo nome alla ripidità del sentiero che l'attraversa.
Anch'essa dispone di un oratorio - dedicato questa volta a San Giulio d'Orta - inventariato in un documento ecclesiastico della metà del 1600.
Nel 1720 erano stati censiti nella frazione 51 abitanti, ridottisi a soli 16 già nel 1977.
Piana e Dughera
Collocate sulla sponda orografica destra del Sesia, lungo la strada per Rassa, le frazioni di Piana e di Dughera si adagiano ai piedi della "Parete Calva" (detta anche "Varga Monga", m. 1661), sulla quale agli inizi del 1300 si svolsero le più significative vicende di fra Dolcino.
Un sentiero che passa dalle Crose delle Scarpie e dall'Alpe Ciono (m.975), permette di raggiungere - non senza difficoltà - la famigerata parete, sulla cui sommità, secondo quanto ci diceva nel 1891 il Tonetti, "....avvi uno spianato della circonferenza di 600 passi incirca.
Una lunga pietra scarpellata; una cavità ad uso di cisterna; due cavi artefatti nella roccia, nei quali forse pestavasi il grano, sono i vestigi che rimangono dell'accampamento del famoso frate."
Dughera ha un antico oratorio dedicato a Santo Stefano, elogiato dal Vescovo Bescapè che lo visitò nel 1599, quando gli abitanti erano complessivamente 160 (ridottisi a soli 27 nel 1977, compresi quelli di Piana).
Riale, Piedimeggiana e Pietregrosse
Ancora sul lato destro del fiume Sesia, in progressiva salita verso l'Alpe Meggiana, si trovano le frazioni di Riale, di Piedimeggiana e delle Pietregrosse.
Riale è costituita da un grappolo di case poste a ridosso dell'omonimo torrente, e da una piccola cappella dedicata a Sant'Antonio, decorata con affreschi risalenti al 1600.
Piedimeggiana (m. 763) possiede invece un oratorio eretto nel 1837 e dedicato ai Santi Fabiano e Sebastiano.
La frazione delle Pietregrosse (m. 814) è costituita in prevalenza da "seconde case" costruite dagli anni '70 in poi e deve il suo nome alla presenza di numerosi massi erratici di serpentino staccatisi dalla sovrastante montagna in epoca imprecisata o, secondo un'altra versione, depositati dall'antico ghiacciaio della Valgrande.
Un piccolo ed antico santuario, dedicato alla Madonna delle Pietregrosse, si erge fra quei massi, attirando l'attenzione di molti fedeli e villeggianti.
Meggiana (Alpe)
Superate le frazioni di Piedimeggiana e delle Pietregrosse, la strada carrozzabile di recente costruzione prosegue per una decina di chilometri verso l'Alpe Meggiana (m. 1550), dove si trovano alcune vecchie baite (anch'esse di recente ristrutturazione), un ristorante/rifugio, una stalla agricola modello e una pista in terra battuta per l'atterraggio di piccoli aerei da turismo.
Per coloro che amano invece le tradizionali "camminate" in montagna, un'antica mulattiera parte dalla chiesetta delle Pietregrosse e raggiunge Meggiana attraversando abetaie e stupendi faggeti.
A circa metà del percorso si nota l'antico oratorio della Madonna della Parpòla (m. 1185; già noto nel 1599 e detto anche della Prapòla, forse in relazione ad un prato, "pra", che circonda la chiesetta e ad una fontana, "pola", costruita nel 1875), e sino a qualche anno fa si ergeva un abete rosso (Picea abies Karst.) dalle dimensioni impressionanti (circ.: 5.2 m. - altezza: 30 m), vecchio - si diceva - di oltre 500 anni, e denominato "l'avei dal Buscòn".
Proseguendo nella salita a piedi, dall'Alpe Meggiana si può raggiungere il Pianoro del Pizzo (m. 1776), dal quale si apre uno stupendo panorama del Monte Rosa.
Contemplando quel paesaggio, don Ravelli scrisse di trovarsi di fronte a "una specola superba, sopra uno scenario divino, che non sarà mai degnamente descritto e sufficientemente raccomandato".









